Se devi aprire la partita IVA come libero professionista, artigiano, commerciante o lavoratore autonomo, lo studio ti segue online dalla prima consulenza, che è gratuita, fino all'invio della pratica: scelta del codice ATECO 2025, del regime fiscale, della cassa previdenziale o della gestione INPS, iscrizioni al Registro delle Imprese quando servono. Presso l'Agenzia delle Entrate l'apertura della partita IVA non ha costi; per le imprese la Comunicazione Unica comporta diritti camerali e imposta di bollo.
Il professionista che svolge un lavoro autonomo, come consulente, grafico, sviluppatore, psicologo o ingegnere, apre la partita IVA con una dichiarazione di inizio attività all'Agenzia delle Entrate e, se l'attività ha un albo, si iscrive alla cassa di categoria; in mancanza, alla gestione separata INPS. Chi svolge un'attività d'impresa, come commercio, artigianato, ristorazione o servizi organizzati, deve invece iscriversi anche al Registro delle Imprese e alla gestione INPS artigiani o commercianti, con un'unica pratica di Comunicazione Unica, e spesso presentare la SCIA al Comune.
La dichiarazione di inizio attività va presentata entro 30 giorni dal giorno in cui l'attività inizia. Non si può lavorare senza partita IVA in modo abituale: le prestazioni occasionali, senza partita IVA, sono ammesse solo per attività saltuarie e non organizzate, e il limite dei 5.000 euro spesso citato riguarda in realtà l'obbligo contributivo, non la natura occasionale della prestazione. Quando un'attività diventa ricorrente, con clienti stabili o un'organizzazione propria, va aperta la partita IVA.
Dal 2025 è in vigore la classificazione ATECO 2025. Il codice indica l'attività e ha conseguenze concrete: nel forfettario determina il coefficiente di redditività, e quindi il reddito su cui si pagano imposta e contributi; per gli altri regimi determina gli indici sintetici di affidabilità; per le imprese incide sulla gestione INPS e sulla tariffa INAIL; per alcune attività richiama requisiti professionali o autorizzazioni. Un codice scelto in fretta può far pagare di più o creare problemi nei controlli.
Chi inizia un'attività e rispetta i requisiti può scegliere il regime forfettario, con imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque anni se l'attività è davvero nuova e non prosegue un precedente lavoro dipendente o autonomo, salvo i casi di pratica obbligatoria. In alternativa si può partire in contabilità semplificata, quando si prevedono costi elevati, investimenti o dipendenti. La scelta va fatta all'apertura e si esprime nella dichiarazione di inizio attività; cambiare regime in seguito è possibile, ma con tempi e vincoli precisi.
Le imposte non sono l'unico costo. Gli iscritti alla gestione separata INPS versano contributi in percentuale sul reddito; artigiani e commercianti versano un contributo minimo annuo anche in assenza di reddito, più una percentuale sul reddito eccedente; i professionisti iscritti a un albo versano alla propria cassa contributi minimi e percentuali. Nel forfettario artigiani e commercianti possono chiedere una riduzione dei contributi. Una buona simulazione all'apertura considera imposte e contributi insieme, per sapere quanto resta davvero.
Aperta la partita IVA bisogna organizzare la fatturazione elettronica, obbligatoria anche per i forfettari, attivare il cassetto fiscale e le deleghe al commercialista, impostare un conto corrente dedicato, preparare il calendario dei versamenti di imposte e contributi e conservare i documenti. Lo studio ti consegna una guida operativa e ti segue nelle prime fatture, che sono spesso quelle in cui si commettono gli errori su bolli, rivalsa contributiva e dati del cliente.
Chi esercita una professione ordinistica, come avvocato, ingegnere, architetto, medico, psicologo o commercialista, si iscrive all'ordine e alla cassa di previdenza della propria categoria, che ha regole proprie su contributi minimi, contributo integrativo da addebitare in fattura e agevolazioni per i giovani iscritti. Chi non ha un albo, come molti consulenti, formatori e professionisti del digitale, versa i contributi alla gestione separata INPS. La rivalsa del 4% per la gestione separata si può addebitare al cliente in fattura, nei limiti di legge.
È possibile aprire la partita IVA mentre si lavora come dipendente, salvo divieti del contratto o del pubblico impiego, che richiede autorizzazioni. Ai fini del forfettario conta che il reddito di lavoro dipendente dell'anno precedente non superi 35.000 euro, soglia confermata per il 2026, e che l'attività non sia svolta prevalentemente nei confronti del datore di lavoro. Il reddito da partita IVA si somma a quello da dipendente nella dichiarazione, salvo il forfettario, che è tassato a parte con l'imposta sostitutiva.
Se l'attività non parte o si interrompe, la partita IVA va chiusa entro 30 giorni dalla cessazione, presentando l'ultima dichiarazione per l'anno di attività. Lasciarla aperta senza utilizzarla comporta, per le imprese, il diritto camerale e i contributi minimi INPS di artigiani e commercianti, e per tutti l'obbligo di presentare le dichiarazioni. L'Agenzia delle Entrate chiude d'ufficio le partite IVA inattive per tre anni, ma è sempre meglio chiudere in modo ordinato.
Presso l'Agenzia delle Entrate no; per le imprese la Comunicazione Unica comporta diritti camerali e imposta di bollo. La prima consulenza con lo studio è gratuita.
Entro 30 giorni dall'inizio dell'attività.
Solo per attività saltuarie e non organizzate; se il lavoro diventa abituale serve la partita IVA.
Chi avvia una nuova attività rispettando i requisiti, per i primi cinque anni, se non prosegue un lavoro svolto in precedenza come dipendente o autonomo.
Sì per le attività d'impresa; no per i professionisti che svolgono lavoro autonomo.
Sì, salvo divieti del contratto o del pubblico impiego; per il forfettario il reddito da dipendente dell'anno precedente non deve superare 35.000 euro.
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