In sintesi
- Strumenti: donazione, patto di famiglia, testamento, holding di famiglia, eventualmente trust; spesso si combinano.
- Patto di famiglia (art. 768-bis c.c.): l'imprenditore trasferisce azienda o quote a uno o più discendenti, con atto pubblico e la partecipazione del coniuge e dei legittimari.
- Esenzione dall'imposta di successione e donazione per aziende e partecipazioni a discendenti e coniuge, con obbligo di proseguire o mantenere il controllo per cinque anni.
- Per le quote di società di capitali serve il controllo di diritto (art. 2359, primo comma, n. 1 c.c.): maggioranza dei voti in assemblea ordinaria.
- Pianificare con anni di anticipo evita liti tra eredi, blocchi decisionali e perdita dei benefici fiscali.
- Patto di famiglia art. 768-bis c.c.
- Obbligo 5 anni
- Quote controllo di diritto
- Beneficiari discendenti e coniuge
Perché il passaggio generazionale va pianificato
In molte imprese familiari il passaggio ai figli si affronta solo quando diventa urgente, per malattia o per la morte del fondatore. A quel punto le quote finiscono in comunione tra eredi con interessi diversi, le decisioni si bloccano, le banche chiedono garanzie e i benefici fiscali possono essere persi per un requisito non rispettato.
Pianificare significa decidere per tempo chi guiderà l'impresa, come trattare equamente i familiari che non lavorano in azienda, come mantenere il controllo durante la transizione e con quali strumenti trasferire il patrimonio pagando meno imposte possibile nel rispetto della legge. Sono scelte che coinvolgono diritto societario, successorio e tributario, e che richiedono il lavoro coordinato di commercialista e notaio.
Gli strumenti disponibili
| Strumento | Come funziona | Punti di attenzione |
|---|---|---|
| Donazione | trasferimento immediato di azienda o quote, anche con riserva di usufrutto | può essere contestata dai legittimari se lede la loro quota di riserva |
| Patto di famiglia | contratto con cui l'imprenditore trasferisce azienda o quote a uno o più discendenti, che liquidano gli altri legittimari | atto pubblico, partecipazione di coniuge e legittimari, liquidazione degli esclusi |
| Testamento | indica chi riceve azienda e quote alla morte del titolare | effetti solo alla morte, possibili contestazioni sulla legittima |
| Holding di famiglia | una società che detiene le partecipazioni operative e accentra le decisioni | serve uno statuto con regole chiare su voto, uscita e trasferimento |
| Patti parasociali e statuto | clausole su gradimento, prelazione, governance e recesso | vanno scritte prima del passaggio, non dopo |
Nella maggior parte dei casi la soluzione combina più strumenti: ad esempio una holding che raccoglie le quote, uno statuto aggiornato e un patto di famiglia o una donazione delle partecipazioni della holding.
Il patto di famiglia
Il patto di famiglia è stato introdotto nel codice civile proprio per l'impresa (artt. 768-bis e seguenti c.c.). Con questo contratto l'imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l'azienda, e il titolare di partecipazioni trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, a uno o più discendenti.
- il contratto va concluso per atto pubblico, a pena di nullità;
- devono partecipare anche il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari se in quel momento si aprisse la successione;
- chi riceve l'azienda o le quote deve liquidare gli altri partecipanti con una somma corrispondente al valore della loro quota di legittima, salvo che vi rinuncino in tutto o in parte;
- quanto ricevuto con il patto non è soggetto a collazione né a riduzione: il passaggio non può essere rimesso in discussione alla morte dell'imprenditore dagli altri partecipanti.
Il vantaggio principale è la stabilità: chi prende l'impresa sa che non dovrà restituirla o pagare conguagli imprevisti anni dopo. Lo svantaggio è che servono l'accordo di tutta la famiglia e la liquidità per compensare chi non riceve l'azienda. Per determinare le somme da liquidare serve una valutazione dell'azienda o delle quote condivisa.
L'esenzione dall'imposta di successione e donazione
I trasferimenti di aziende o rami d'azienda, di quote sociali e di azioni a favore dei discendenti e del coniuge, fatti con successione, donazione o patto di famiglia, possono essere esenti dall'imposta di successione e donazione. La regola, contenuta nell'art. 3, comma 4-ter, del D.Lgs. 346/1990, è stata riscritta dal D.Lgs. 139/2024 e dal 2026 è confluita nel testo unico delle imposte di registro e degli altri tributi indiretti (D.Lgs. 123/2025).
Le condizioni principali:
- per le aziende, i beneficiari devono proseguire l'esercizio dell'attività d'impresa per almeno cinque anni dal trasferimento;
- per le quote e azioni di società di capitali, l'esenzione spetta solo per le partecipazioni con cui si acquisisce o si integra il controllo di diritto, cioè la maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria (art. 2359, primo comma, n. 1, c.c.), e i beneficiari devono detenere il controllo per almeno cinque anni;
- per le quote di società di persone l'esenzione non richiede il requisito del controllo, ma le quote vanno detenute per almeno cinque anni;
- i beneficiari devono rendere, nella dichiarazione di successione o nell'atto di donazione, una dichiarazione con cui si impegnano a rispettare questi obblighi.
Se gli obblighi non vengono rispettati, l'esenzione decade: si pagano l'imposta, una sanzione e gli interessi. Per questo il passaggio va costruito pensando anche a cosa succederà nei cinque anni successivi, ad esempio se un figlio vorrà vendere o uscire dalla società.
Il requisito del controllo: come si gestisce con più figli
Il requisito del controllo crea problemi quando le quote vanno divise tra più figli. Se l'imprenditore ha il 100% di una SRL e dona il 50% a ciascuno di due figli, nessuno dei due ha la maggioranza dei voti e l'esenzione, in base alla regola generale, non spetta.
Alcune soluzioni ricorrenti, da valutare caso per caso:
- trasferire le quote in comproprietà tra i figli, con un rappresentante comune che esercita i diritti di voto: in questo caso l'esenzione può spettare per l'intera partecipazione di controllo;
- concentrare le partecipazioni in una holding di famiglia e trasferire le quote della holding;
- separare la nuda proprietà dall'usufrutto, tenendo conto di chi esercita il diritto di voto;
- attribuire il controllo a un figlio e compensare gli altri con altri beni o con somme di denaro.
Ognuna di queste strade ha conseguenze societarie e fiscali diverse, che vanno verificate sulle regole vigenti al momento del trasferimento.
Statuto e governance prima del passaggio
Un passaggio generazionale ben riuscito non è solo un atto di trasferimento: è una nuova organizzazione della società. Prima di trasferire le quote conviene rivedere lo statuto della SRL e, se servono, i patti tra soci:
- clausole di prelazione e gradimento, per evitare che le quote finiscano a estranei;
- regole sul recesso e criteri di valutazione delle quote in caso di uscita di un familiare;
- composizione dell'organo amministrativo e ruolo del fondatore nella fase di transizione;
- quote con diritti particolari, ad esempio sull'amministrazione o sugli utili, che nelle SRL lo statuto può attribuire a singoli soci;
- regole di assetto organizzativo e deleghe chiare, perché la nuova generazione abbia ruoli definiti.
Anche il compenso del fondatore che resta in azienda e un eventuale trattamento di fine mandato vanno decisi in questa fase.
Un esempio di percorso
Un imprenditore di 65 anni detiene il 90% di una SRL manifatturiera; il restante 10% è della moglie. Ha due figli: uno lavora in azienda, l'altra fa un altro lavoro e non vuole occuparsene.
Il percorso ipotizzato prevede una valutazione delle quote, l'aggiornamento dello statuto con clausole di prelazione e criteri di recesso, e un patto di famiglia con cui il figlio che lavora in azienda riceve il 60% delle quote e liquida la sorella con una somma pari al valore della sua quota di legittima, in parte pagata nel tempo. Il 60% dà al figlio il controllo di diritto, per cui il trasferimento può essere esente se lui mantiene il controllo per cinque anni. Il padre conserva il restante 30% e resta amministratore per un periodo di affiancamento.
Si tratta di un caso costruito per illustrare il ragionamento: percentuali, valori e strumenti vanno scelti sui dati reali della famiglia e dell'impresa.
Come lavoriamo sul passaggio generazionale
Partiamo da un incontro con l'imprenditore, e quando è il momento con la famiglia, per capire obiettivi, rapporti e tempi. Analizziamo la situazione societaria e patrimoniale, valutiamo l'azienda o le quote, proponiamo uno o più percorsi con i relativi costi fiscali e lavoriamo con il notaio scelto dal cliente per gli atti. Dopo il passaggio seguiamo la società nei cinque anni dell'obbligo, controllando che i requisiti dell'esenzione restino rispettati.
Gli incontri con la famiglia possono svolgersi nel nostro studio di Avellino oppure in videochiamata, anche con familiari che vivono in città diverse. Assistiamo PMI e imprese familiari e società di capitali di ogni regione, con lo stesso metodo e la stessa riservatezza.
Domande frequenti sul passaggio generazionale
Cos'è il patto di famiglia?
È il contratto con cui l'imprenditore trasferisce azienda o quote a uno o più discendenti, con atto pubblico e la partecipazione di coniuge e legittimari, che vengono liquidati da chi riceve l'impresa (art. 768-bis c.c.).
Il passaggio dell'azienda ai figli paga l'imposta di donazione?
Può essere esente se i beneficiari sono discendenti o coniuge e proseguono l'attività, o mantengono il controllo della società, per almeno cinque anni.
Cosa succede se vendo le quote ricevute prima di cinque anni?
Se così si perde il controllo richiesto, l'esenzione decade: si pagano l'imposta di successione o donazione, una sanzione e gli interessi.
Se divido le quote al 50% tra due figli l'esenzione spetta?
In base alla regola generale no, perché nessuno dei due ha la maggioranza dei voti. Esistono soluzioni, come la comproprietà con rappresentante comune o la holding, da valutare caso per caso.
Serve il notaio?
Sì: il patto di famiglia richiede l'atto pubblico e le donazioni di quote si fanno con atto notarile. Lo studio prepara valutazioni e strategia e lavora con il notaio scelto dal cliente.
Gli altri figli possono contestare il patto di famiglia dopo la morte del genitore?
Quanto ricevuto con il patto non è soggetto a collazione né a riduzione, e questo dà stabilità al passaggio; restano le azioni previste dalla legge per i vizi del contratto.
Conviene costituire una holding di famiglia?
Spesso sì quando ci sono più società o più eredi, perché accentra il controllo e semplifica il passaggio; va valutata anche per i costi di gestione e per gli effetti fiscali.
Quando bisogna iniziare a pianificare?
Prima possibile: alcuni passaggi, come lo statuto, la valutazione e la formazione di chi subentra, richiedono anni, non settimane.
L'esenzione vale anche per le quote di società di persone?
Sì, per i trasferimenti a discendenti e coniuge, senza il requisito del controllo ma con l'obbligo di detenerle per almeno cinque anni.
Il fondatore può restare in azienda dopo il passaggio?
Sì: può conservare una quota, restare amministratore per un periodo o mantenere l'usufrutto su parte delle quote, con effetti da valutare anche sul requisito del controllo.
Vuoi preparare il passaggio della tua impresa?
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