Contratti di sviluppo 2026: come si accede e cosa è aperto oggi

Affianchiamo le imprese nei contratti di sviluppo sul lato economico, finanziario e fiscale: verifica di soglie e sportello utilizzabile, piano economico e finanziario del programma, apporto proprio, cumulo con credito ZES e iperammortamento, rendicontazione degli stati di avanzamento e controllo dei vincoli fino alla fine del periodo di mantenimento.

In sintesi

  • Il contratto di sviluppo finanzia programmi di investimento da almeno 20 milioni, o 7,5 milioni per agroindustria e turismo in aree interne o su strutture dismesse, con proponente e fino a 4 imprese aderenti.
  • Gli aiuti si negoziano con Invitalia: finanziamento agevolato fino al 75% delle spese al 20% del tasso di riferimento europeo, contributi a fondo perduto, conto interessi.
  • A ottobre 2026 sono chiusi gli sportelli turismo, automotive, Net Zero e sostenibilità; lo sportello STEP per il Sud è stato aperto nel 2025, ma il suo stato attuale non è pubblicato.
  • Il Ministero ha approvato i Mini contratti automotive da 5 a 20 milioni, con 300 milioni: le domande apriranno con un decreto successivo.
  • La legge di bilancio 2026 stanzia nuove risorse per il 2027-2029: 250, 50 e 250 milioni.
  • Norma art. 43 D.L. 112/2008, DM 9/12/2014
  • Gestore Invitalia
  • Soglia da 20 milioni (7,5 in alcuni casi)
  • Finanziamento fino al 75% delle spese

Norme e dati verificati sulle fonti ufficiali il 12/10/2026.

Cosa facciamo per chi prepara un contratto di sviluppo

Un contratto di sviluppo non è una domanda da compilare: è una trattativa con Invitalia su un piano industriale da decine di milioni, che dura anni e vincola l'impresa per altri anni dopo la fine dei lavori. La parte tecnica la curano ingegneri e progettisti; la parte che decide se il programma regge è economica e finanziaria. Lì lavoriamo noi.

Per le imprese che valutano o hanno avviato un contratto di sviluppo seguiamo:

  • la verifica delle soglie e dello sportello effettivamente utilizzabile alla data della domanda;
  • il piano economico e finanziario del programma, con l'apporto proprio di almeno il 25% libero da aiuti;
  • la struttura societaria tra proponente e aderenti e le eventuali operazioni straordinarie, che dopo la concessione richiedono l'autorizzazione di Invitalia;
  • il calcolo del cumulo con il credito ZES unica e l'iperammortamento;
  • la contabilità per progetto e la documentazione degli stati di avanzamento;
  • il bilancio, con la rilevazione dei contributi e del finanziamento agevolato, e il controllo dei vincoli fino a cinque anni dopo l'ultimazione.

Il lavoro rientra nel servizio di finanza agevolata nazionale ed europea e si collega al bilancio ordinario della società.

Quali sportelli sono aperti a ottobre 2026

La scheda di Invitalia indica lo strumento come attivo, ma dal 2024 le domande passano da sportelli tematici, ognuno con proprie risorse e regole. La situazione verificata sulle pagine del Ministero e di Invitalia al 12 ottobre 2026:

Stato degli sportelli dei contratti di sviluppo
SportelloStato
Programmi di sviluppo turisticichiuso dalle 12 del 1° luglio 2025
Net Zero, rinnovabili e batterie (PNRR)chiuso dal 21 aprile 2026
Sostenibilità dei processi produttivi (PNRR)chiuso dal 21 aprile 2026
Filiera automotivechiuso dalle 12 del 6 agosto 2026
PN RIC 2021-2027 e STEP, regioni del Sudaperto dal 15 aprile 2025; stato attuale non pubblicato
Mini contratti di sviluppo automotiveapprovati l'11 agosto 2026; domande non ancora aperte

Lo sportello PN RIC 2021-2027 ha una dotazione di 497,8 milioni per Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna: 335,3 milioni riservati alle PMI e 162,5 milioni per imprese di ogni dimensione negli ambiti della piattaforma europea STEP, cioè tecnologie digitali e deep tech, tecnologie pulite e biotecnologie. Il Ministero non ha pubblicato avvisi di chiusura, ma nemmeno aggiornamenti sulle risorse residue: prima di impostare un programma lo verifichiamo direttamente con l'Agenzia, che offre un appuntamento preliminare dall'area personale.

Le risorse in arrivo

La legge di bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1, comma 471) autorizza 250 milioni per il 2027, 50 milioni per il 2028 e 250 milioni per il 2029. Dal 2014 lo strumento ha ricevuto 7.912,4 milioni. Le risorse del Fondo sviluppo e coesione 2021-2027 sono ripartite per l'80% al Mezzogiorno e per il 20% al Centro-Nord.

Soglie minime, proponente e imprese aderenti

Possono accedere una o più imprese, italiane o estere, di qualsiasi dimensione. Il programma ha un soggetto proponente e può avere fino a 4 imprese aderenti, che realizzano progetti collegati nello stesso contratto.

Soglie di spesa ammissibile
Tipo di programmaProgramma complessivoProponente
Industriale o di tutela ambientale20 milioni10 milioni
Solo trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli7,5 milioni3 milioni
Turistico20 milioni5 milioni
Turistico in aree interne o su strutture dismesse7,5 milioni3 milioni

Ogni impresa aderente deve avere spese di almeno 1,5 milioni. Nei programmi turistici le attività commerciali possono pesare al massimo il 20% degli investimenti. Le soglie turistiche interessano direttamente i gruppi alberghieri, anche se oggi lo sportello turismo è chiuso.

Accordi di sviluppo e accordi di programma

Per programmi da almeno 50 milioni, o 20 milioni nell'agroindustria, di particolare rilevanza strategica, si può chiedere un accordo di sviluppo: lo firmano Ministero, Invitalia, proponente ed eventuali Regioni che cofinanziano, con tempi di valutazione ridotti. Servono almeno tre dei requisiti di valutazione dell'art. 9, comma 6, del decreto, oppure un rilevante impatto ambientale o un contratto di rete. Per iniziative di forte impatto territoriale sono previsti anche accordi di programma con Regioni ed enti pubblici.

Nella procedura ordinaria Invitalia deve riscontrare almeno due dei requisiti: per i programmi industriali riguardano occupazione, filiera, mercati esteri e investimenti diretti, sviluppo tecnologico, impatto ambientale.

Forme di aiuto e intensità

Le agevolazioni si combinano tra loro e si definiscono nella fase di negoziazione con Invitalia, in base al tipo di programma, alla localizzazione e alla dimensione dell'impresa:

  • finanziamento agevolato fino al 75% delle spese ammissibili, al 20% del tasso di riferimento europeo vigente alla concessione, per massimo 10 anni più un preammortamento fino a 4, con rate semestrali al 30 giugno e al 31 dicembre e garanzie ipotecarie, bancarie o assicurative;
  • contributo in conto interessi su un finanziamento bancario a tasso di mercato, pari a 400 punti base e comunque non oltre l'80% del tasso applicato;
  • contributo in conto impianti sugli investimenti;
  • contributo diretto alla spesa, usato soprattutto per ricerca e sviluppo.

Il 75% è quindi il tetto del finanziamento agevolato, non la quota a fondo perduto. L'aiuto complessivo, misurato in equivalente sovvenzione, deve restare entro l'intensità massima: nelle aree assistite quella della Carta degli aiuti a finalità regionale, nelle altre aree quella dell'art. 17 del regolamento GBER, che le PMI possono scegliere anche nelle aree assistite. I grandi progetti oltre i 110 milioni richiedono la notifica alla Commissione; più progetti dello stesso gruppo nella stessa provincia entro tre anni contano come uno solo.

Il regime per le tecnologie a zero emissioni

Per la produzione di tecnologie a zero emissioni nette e di materie prime critiche il decreto ministeriale del 24 novembre 2025 applica il regime europeo CISAF: intensità del 15% nelle aree non assistite, del 20% nelle zone c e del 35% nelle zone a, con 20 punti in più per le piccole imprese e 10 per le medie. Gli aiuti si possono concedere fino al 31 dicembre 2030.

L'apporto proprio

Negli investimenti in regime di aiuti regionali l'impresa deve coprire almeno il 25% delle spese ammissibili con risorse proprie o finanziamenti privi di aiuti pubblici. Il piano finanziario va quindi costruito prima della domanda, non durante la negoziazione.

Domanda, istruttoria, realizzazione ed erogazioni

  1. Domanda a Invitalia. L'istruttoria segue l'ordine cronologico di presentazione, nei limiti delle risorse. I progetti si avviano solo dopo la domanda: conta come avvio l'inizio dei lavori o il primo impegno giuridicamente vincolante per le attrezzature, non l'acquisto del terreno, i permessi o gli studi di fattibilità.
  2. Decisione. Invitalia decide entro 120 giorni dalla domanda, o entro 90 giorni dalla firma dell'accordo di sviluppo, salvo termini più lunghi.
  3. Titoli edilizi. Entro 12 mesi dalla determinazione di approvazione va prodotta la documentazione edilizia, pena la revoca.
  4. Realizzazione. Il programma va concluso entro 36 mesi dalla determinazione, con una proroga motivata fino a 18 mesi.
  5. Erogazioni. Avvengono per stati di avanzamento di almeno il 20% dell'investimento ammesso; la prima può essere un anticipo fino al 40% dell'agevolazione, con fideiussione per i contributi. Invitalia paga entro 30 giorni dalla richiesta; l'ultimo stato di avanzamento si presenta entro 60 giorni dall'ultimazione.

Le imprese devono essere in regola con l'obbligo di assicurazione contro le catastrofi naturali: dal decreto del 18 giugno 2025 è un requisito sia per accedere sia per ricevere le erogazioni. Nelle aree assistite non si può aver delocalizzato verso lo stabilimento agevolato nei due anni precedenti la domanda, e ci si impegna a non farlo nei due anni dopo il completamento. Gli investimenti di mera sostituzione non sono ammessi.

I Mini contratti di sviluppo per la filiera automotive

Con il decreto ministeriale dell'11 agosto 2026, comunicato nella Gazzetta Ufficiale n. 230 del 3 ottobre 2026, il Ministero ha creato una versione ridotta del contratto di sviluppo per le imprese della filiera automotive:

  • dotazione di 300 milioni, con il 60% riservato alle PMI e, al loro interno, il 25% alle micro e piccole imprese;
  • programmi con spese ammissibili da 5 milioni a meno di 20 milioni; in forma congiunta fino a 5 imprese, ciascuna con almeno 1,5 milioni;
  • contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato, insieme non oltre il 75% delle spese, con le intensità del regolamento GBER o in de minimis;
  • finanziamento fino a 10 anni più 3 di preammortamento, al 20% del tasso di riferimento, senza garanzie sotto i 10 milioni e con ipoteca di primo grado e privilegio da 10 milioni in su.

Le domande non sono ancora aperte: i termini e le modalità saranno fissati da un decreto del direttore generale per gli incentivi alle imprese. Per un fornitore della filiera con un piano tra 5 e 20 milioni è il momento di preparare progetto, piano finanziario e documenti.

Cumulo con credito ZES, iperammortamento e altri aiuti

La regola del decreto è restrittiva: le agevolazioni del contratto di sviluppo non si cumulano con altri aiuti pubblici sulle stesse spese, compresi i de minimis, tranne quelli ottenuti solo come benefici fiscali e garanzie, e sempre entro le intensità massime del regolamento GBER.

  • Credito ZES unica: è un beneficio fiscale e la sua norma ne ammette il cumulo con altri aiuti sugli stessi costi entro l'intensità massima. Va calcolato sottraendo gli aiuti già concessi, quindi anche quello del contratto di sviluppo.
  • Iperammortamento 2026: anch'esso fiscale; la maggiorazione si calcola sul costo al netto dei contributi ricevuti per gli stessi beni.
  • Contributi regionali o Nuova Sabatini sugli stessi beni: esclusi. Un cumulo non ammesso porta alla revoca, parziale se è l'impresa stessa a segnalarlo.

Esempio: un programma industriale da 25 milioni in Campania

Una media impresa propone un programma industriale in Campania, zona a della Carta degli aiuti regionali, con 25 milioni di spese ammissibili, tutte a carico del proponente.

  • Soglie: 25 milioni superano sia i 20 del programma sia i 10 del proponente.
  • Finanziamento agevolato: fino a 18.750.000 euro, il 75% delle spese, al 20% del tasso di riferimento europeo.
  • Apporto proprio: almeno 6.250.000 euro liberi da aiuti pubblici.
  • Intensità massima: per una media impresa in Campania la Carta prevede il 50% per progetti fino a 50 milioni, lo stesso valore usato per il credito ZES: l'aiuto complessivo in equivalente sovvenzione non può superare 12.500.000 euro. Se il programma rientrasse nel regime per le tecnologie a zero emissioni, il limite sarebbe il 45% (35% della zona a più 10 punti per la media impresa), cioè 11.250.000 euro.
  • Erogazioni: stati di avanzamento da almeno 5.000.000 euro, con anticipo possibile fino al 40% dell'agevolazione.
  • Vincoli: essendo una PMI, l'impresa mantiene i beni nello stabilimento per tre anni dall'ultimazione; una grande impresa li manterrebbe per cinque.

Un fornitore automotive con un programma da 8 milioni, invece, guarderà ai Mini contratti: agevolazioni fino a 6.000.000 euro e finanziamento senza garanzie, appena si aprirà lo sportello.

Vincoli dopo l'investimento e casi di revoca

I beni agevolati restano nell'unità produttiva per almeno cinque anni dall'ultimazione, tre per le PMI. L'ultimazione coincide con la data dell'ultimo titolo di spesa. L'art. 19 del decreto elenca i casi di revoca:

  • altre agevolazioni sugli stessi beni fuori dai casi ammessi;
  • dichiarazioni false o documenti non veritieri;
  • mancato rimborso di più di due rate del finanziamento, che porta alla revoca del solo finanziamento, o mancato pagamento del preammortamento, che porta alla revoca totale;
  • programma non concluso nei termini;
  • liquidazione, cessazione, cessione o distrazione dei beni prima della scadenza del vincolo;
  • fusioni, scissioni, conferimenti o cessioni d'azienda senza autorizzazione di Invitalia;
  • trasferimento dell'attività o cambio dell'indirizzo produttivo;
  • violazioni dei contratti di lavoro, delle norme sulla sicurezza, edilizie e ambientali.

Le operazioni societarie vanno pianificate con attenzione: un riassetto del gruppo deciso anni dopo la concessione può far perdere contributi già incassati se non viene autorizzato prima.

Come lavoriamo sui contratti di sviluppo

  1. Prefattibilità: soglie, sportello disponibile, intensità applicabile, struttura tra proponente e aderenti.
  2. Piano finanziario: fabbisogno, apporto proprio, finanziamento agevolato e bancario, cumulo con le agevolazioni fiscali.
  3. Domanda e negoziazione, insieme ai progettisti e ai consulenti tecnici dell'impresa.
  4. Realizzazione: contabilità per progetto, stati di avanzamento, titoli edilizi entro 12 mesi.
  5. Anni successivi: rate del finanziamento, vincoli sui beni, autorizzazioni per le operazioni straordinarie.

Pagina verificata sulle fonti del Ministero e di Invitalia e rivista dal Dott. Angelo Melillo, dottore commercialista e revisore contabile, Ordine di Avellino.

Domande frequenti sui contratti di sviluppo

Cosa sono i contratti di sviluppo?

Sono lo strumento del Ministero delle Imprese, gestito da Invitalia, per i grandi programmi di investimento industriali, agroindustriali, turistici e di tutela ambientale, anche con progetti di ricerca. La base è l'art. 43 del D.L. 112/2008.

Si può presentare domanda per un contratto di sviluppo nel 2026?

Dipende dallo sportello. Turismo, automotive, Net Zero e sostenibilità sono chiusi; lo sportello PN RIC e STEP per le regioni del Sud è stato aperto nell'aprile 2025 e non risultano avvisi di chiusura, ma le risorse residue vanno verificate con Invitalia.

Lo sportello contratti di sviluppo turismo è aperto?

No. È chiuso dalle 12 del 1° luglio 2025 per effetto del decreto direttoriale del 23 giugno 2025.

Qual è l'investimento minimo per un contratto di sviluppo?

20 milioni di spese ammissibili per il programma, con almeno 10 milioni del proponente nei programmi industriali. Bastano 7,5 milioni per l'agroindustria e per il turismo in aree interne o su strutture dismesse; ogni aderente deve superare 1,5 milioni.

Il 75% del contratto di sviluppo è a fondo perduto?

No. Il 75% delle spese è il limite del finanziamento agevolato. I contributi a fondo perduto si aggiungono secondo la negoziazione, entro l'intensità massima di aiuto della zona e della dimensione d'impresa.

Cosa prevede la legge di bilancio 2026 per i contratti di sviluppo?

Autorizza 250 milioni per il 2027, 50 milioni per il 2028 e 250 milioni per il 2029 (L. 199/2025, art. 1, comma 471).

Cosa sono i Mini contratti di sviluppo automotive?

Programmi della filiera automotive da 5 a meno di 20 milioni, con 300 milioni di dotazione e aiuti fino al 75% delle spese tra fondo perduto e finanziamento. Il decreto è dell'11 agosto 2026; le domande apriranno con un decreto direttoriale successivo.

Quanto dura l'istruttoria di un contratto di sviluppo?

Invitalia decide entro 120 giorni dalla domanda, o 90 giorni dalla firma di un accordo di sviluppo per i programmi da almeno 50 milioni. Il programma va poi concluso in 36 mesi, prorogabili di 18.

Il contratto di sviluppo si cumula con credito ZES e iperammortamento?

Sì, perché sono benefici fiscali, entro le intensità massime europee. Non si cumula invece con altri contributi pubblici sulle stesse spese, nemmeno de minimis.

Quando si perdono le agevolazioni del contratto di sviluppo?

Se i beni sono ceduti o spostati prima di cinque anni dall'ultimazione, tre per le PMI, se il programma non si conclude nei termini, se mancano i titoli edilizi entro 12 mesi o se si fanno operazioni societarie senza autorizzazione di Invitalia.

Valutiamo il tuo programma di investimento

Mandaci una sintesi del programma: importo, localizzazione, tipo di investimento, società coinvolte. Ti diciamo quale sportello è utilizzabile oggi, quali soglie e intensità si applicano e come costruire il piano finanziario.

Richiedi una prima valutazione

Fonti e normativa

Pagina pubblicata il 12/10/2026, ultima verifica delle fonti il 12/10/2026. Le informazioni sono generali e non sostituiscono l'analisi del singolo caso.

Altre agevolazioni per le imprese